Trattamento cosmetico in età adolescenziale: condizioni che coinvolgono le ghiandole sebacee e sudoripare
Autore: Prof.ssa Alessandra Vasselli, Docente del Corso di Cosmetologia applicata, Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma
Scopo dell’attività:
formare il farmacista al corretto counseling degli adolescenti riguardo i problemi cosmetologici
Obiettivi:
Dopo aver letto la seguente monografia di aggiornamento, il Farmacista dovrebbe essere in grado di:
- descrivere i principali cambiamenti della pelle in età adolescenziale;
- conoscere le principali modificazioni delle ghiandole sebacee e sudoripare che possono trarre beneficio dall’uso di prodotti cosmetici;
- conoscere gli ambiti di intervento cosmetico nei soggetti in età adolescenziale che presentano condizioni legate alle ghiandole sebacee e/o sudoripare (sesso maschile e femminile);
- aiutare il farmacista al riconoscimento delle condizioni per le quali è auspicabile un trattamento cosmetologico e/o l’intervento dermatologico;
- conoscere gli elementi di base necessari al consiglio cosmetologico rivolto alla pelle in età adolescenziale.
Executive summary
L’attivazione ormonale caratteristica dell’adolescenza comporta importanti cambiamenti strutturali anche a livello cutaneo.
Ghiandole sudoripare e sebacee modificano profondamente la loro funzionalità con l’adolescenza.
Acne, iperseborrea e dermatite seborroica sono i più comuni disturbi correlati al funzionamento delle giandole sebacee.
Il cambiamento dell’odore corporeo, con la possibile ideridrosi e bromidrosi, richiedono trattamenti cosmetologici adeguati.
È fondamentale per il farmacista comprendere il limite tra fisiologia e patologia, con la necessità di invio del cliente da un dermatologo.
Introduzione sulle condizioni fisiologiche della pelle nel periodo prepuberale ed adolescenziale
Lo straordinario organo ‘pelle’ con i suoi annessi è in continua modificazione e cambia con il passare degli anni. Questa situazione appare a tutti chiara ed evidente quando si tratta di ‘invecchiamento cutaneo’; è invece una condizione meno considerata durante un fondamentale passaggio della vita dell’individuo: la pubertà. Letteralmente individuata come quel periodo caratterizzato da cambiamenti fisici, attraverso i quali il corpo di un bambino diventa il corpo di un adulto atto alla riproduzione, comporta importanti modifiche a livello della pelle e degli annessi, non certo uguali o con le stesse necessità tra sesso maschile e femminile. Il processo inizia con l’attivazione delle ghiandole sessuali (portando la ragazza alla prima mestruazione, il menarca, e il ragazzo alla produzione di sperma) e il relativo cambiamento di dimensioni, forme, composizioni e funzioni di molteplici strutture e sistemi corporei: sono le caratteristiche sessuali secondarie1. Peli, ghiandole sudoripare e ghiandole sebacee iniziano improvvisamente a cambiare il loro comportamento. Questi meccanismi si attivano in pubertà e, pur modificandosi negli anni, continuano a essere attivi per tutta la durata della vita.
I profondi cambiamenti che caratterizzano la pubertà sono non solo di tipo morfologico e funzionale, ma anche psicologico e comportamentale. Rappresenta infatti una tappa di transizione dalla quale si passa all’adolescenza, in cui si perfeziona la maturità psicologica e sociale.
Tecnicamente viene individuata una fase di ‘pre-adolescenza’, un’età dell’individuo compresa tra gli 11 e i 14 anni che si differenzia dalla fase dell’adolescenza, variabile a seconda del sesso (dai 15 ai 20 anni).
Mentre l’adolescenza vera e propria corrisponde agli anni a cavallo tra infanzia ed età adulta, la ‘preadolescenza’ è quel periodo compreso tra infanzia ed adolescenza, che corrisponde all’inizio di quel percorso di cambiamenti psico-fisici determinati dalle nuove produzioni ormonali.
Un preadolescente è caratterialmente appena diverso da un bambino ma, mentre stanno mutando le sue condizioni fisiche, avverte queste modificazioni e prova a sottovalutarle, fino a quando con notevole ansia ed angoscia non riesce più ad ignorare i drastici cambiamenti che velocemente si concretizzano nella sua esistenza.
Nel sesso maschile la pubertà inizia intorno ai tredici anni, mentre nel sesso femminile compare intorno agli undici anni. Va rilevato inoltre che nelle aree territoriali occidentali più sviluppate, negli ultimi due secoli, si è osservata una progressiva precocità dell’avvento della pubertà, meno nel sesso maschile rispetto a quello femminile2,3. Tale fenomeno sembrerebbe determinato da molteplici fattori: dall’alimentazione (maggior apporto proteico), all’esposizione ad agenti estrogenici e antiandrogeni, a diverse condizioni igienico-sanitarie ed ambientali, a un contesto sociale connotato da comportamenti sessuali più liberalizzati, a fattori genetici, all’attività fisica più intensa4.
L’aumento della produzione del GnRH (Gonadotropin Releasing Hormone, ormone di rilascio delle gonadotropine) ipotalamico rappresenta l’inizio della pubertà: l’FSH (Follicle-Stimulating Hormone, ormone follicolo-stimolante) e l’LH (Luteinizing Hormone, ormone luteinizzante) sono le gonadotropine prodotte dall’ipofisi che, quando secrete in quantità più alte, favoriscono un incremento dei livelli di steroidi gonadici. Come conseguenza del potenziamento della sintesi di questi ormoni e della stimolazione delle cellule gonadotrope, si raggiunge la prima tappa che porterà alla maturazione sessuale. Le caratteristiche degli aumentati livelli basali di LH e di FSH sono differenti tra sesso maschile e femminile, ma in entrambi, l’LH aumenta più dell’FSH5-6.
Le complesse modificazioni rendono spesso l’impatto con la nuova identità adolescenziale molto difficile. In questa fase è fondamentale il supporto da un lato delle figure genitoriali che dovrebbero ‘traghettare’ attraverso questa difficile età della vita il proprio figlio/a, supportando con maggiori attenzione, sensibilità, complicità e? pazienza; dall’altro il sostegno di figure professionali che sappiano comprendere gli impliciti messaggi di chi ancora non è in grado di comunicare compiutamente le proprie necessità, è di evidente grande aiuto.
Il primo interlocutore fuori dal nucleo familiare è rappresentato dal medico di famiglia, dal pediatra in tal caso, considerato che su base nazionale mentre dieci anni fa la percentuale di bambini della fascia 7-14 anni assistita dal pediatra era del 40%, mentre oggi supera l’80%. Su questo argomento è consigliabile la lettura dell’articolo divulgativo: ‘Pediatra-medico: a che età il passaggio? http://www.corriere.it/salute/11_ottobre_03/pediatra-medico-passaggio-tucci_352f93c0-e8fe-11e0-ba74-9c3904dbbf99.shtml.
La scuola media inferiore dovrebbe rappresentare un fondamentale nucleo di continua informazione per l’adolescente, soprattutto per la conoscenza dei temi che potenzialmente non sono mai stati affrontati. Nell’ambito di competenza del benessere, tra questi argomenti alcuni rappresentano un obbligo educativo, come le questioni igienico-sanitarie, la conoscenza dei maggiori pericoli comportamentali a questa età (esposizione solare ‘selvaggia’, effettuazione di piercing e tatuaggi, ecc.). Campagne educazionali e specifiche giornate di formazione, con l’utilizzo di un linguaggio adatto al preadolescente e all’adolescente sono in tal senso una risorsa insostituibile.
Non meno importante può essere considerato il supporto professionale del farmacista che, in prima linea, è costantemente in contatto con consumatori di tutte le fasce di età: dal genitore che si sostituisce nella richiesta di soluzioni per i propri figli, alla domanda diretta di adolescenti che vogliono risolvere un problema. Questa situazione appare pienamente inquadrata nell’ambito cosmetologico, laddove un prodotto di libera vendita può essere identificato, in un momento così difficile come quello adolescenziale, come essenziale risoluzione di questioni perlopiù identificate dagli adulti come ‘poco importanti’: ad esempio un deodorante giusto per la tipologia cutanea che risolva il problema del ‘maleodorare’, oppure un prodotto sebo-normalizzante per una pelle troppo lucida ed oleosa, oppure un prodotto adatto di make-up per nascondere gli inestetismi di una pelle predisposta all’acne.
Oggigiorno un ruolo sostitutivo delle figure genitoriali e istituzionali è rappresentato dai mass media: cartelli e manifesti pubblicitari, giornali (quotidiani e periodici), pubblicità in generale, cinema, radio, televisione e, ora, soprattutto la navigazione in rete e la partecipazione ai social network, sono da considerare, nel bene e nel male soprattutto per gli adolescenti, ‘vice-maestri’ di vita. Questa moderna opportunità, accoglie in sé una moltitudine di considerazioni, tra le quali il concetto della facilità di accesso alle informazioni e con essa la pericolosità intrinseca dell’incapacità di selezione di un adolescente. Fermi restando dunque i processi di controllo sulle ricerche nel Web a livello genitoriale, rimane ai ragazzi un mondo intero di semi-informazioni e conoscenze frammentarie, in un linguaggio spesso non focalizzato all’età di chi cerca, con conseguente maggiore confusione e ansia da risultato7.
In questo periodo della vita, dal punto di vista strettamente cutaneo, in entrambi i sessi si assiste alla comparsa di peli ascellari e peri-anogenitali, oltre che di peli della barba e corporei nel sesso maschile, all’attivazione delle ghiandole sudoripare apocrine, alla riattivazione della produzione della ghiandola sebacea, al cambiamento delle proporzioni del tessuto adiposo soprattutto nel sesso femminile. Tali importanti modifiche riservano delle sorprese per l’adolescente (e il pre-adolescente) non abituato a confrontarsi con un’immagine del sé che propone un diverso odore corporeo, una pelle del viso e del corpo che può facilmente tendere all’insorgenza dell’acne definita appunto ‘giovanile’, ad alterazioni e inestetismi inattesi, come le smagliature o la ‘cellulite’.
Compito del prodotto cosmetico è di accompagnare facilmente l’adolescente nel percorso verso il benessere della pelle e degli annessi, senza mai sovrapporsi a quelle alterazioni/patologie che francamente necessitano dell’intervento dermatologico e/o di trattamento farmacologico.
La pelle e i cambiamenti ormonali nell’adolescenza: relativi ambiti di intervento cosmetico
Il comune denominatore delle principali modificazioni della cute e degli annessi nel periodo puberale e adolescenziale risiede nel cambiamento nella produzione ormonale dell’individuo a questa età.
Tutto parte dall’ipofisi: nel sesso maschile, l’FSH agisce sul testicolo e, in particolare, su alcune cellule di supporto (cellule del Sertoli) tra le quali si sviluppano gli spermatozoi; nel sesso femminile il ruolo principale dell’FSH è quello di consentire da un lato la maturazione dei follicoli ovarici durante la prima parte del ciclo mestruale, dall’altro la produzione di estrogeni da parte dell’ovaio; nel ragazzo l’LH agisce sulle cellule di Leydig del testicolo, responsabili della produzione di testosterone; nella ragazza l’LH è in grado di indurre l’ovulazione e di favorire la produzione di progesterone da parte del corpo luteo (ovvero il residuo del follicolo ovarico dopo l’espulsione della cellula uovo). In conseguenza dell’incremento di FSH e LH aumenta progressivamente anche la secrezione degli steroidi sessuali: il testosterone nel maschio e l’estradiolo nella femmina.
La 5-a-reduttasi è un enzima deputato alla conversione del testosterone in diidrotestosterone (DHT, DiHydroTestosterone). Quest’ultimo rappresenta l’ormone androgeno più potente dell’organismo e la sua attività è 2-5 volte superiore rispetto a quella del testosterone. È in effetti un metabolita attivo del testosterone, secreto principalmente nella prostata, nei testicoli, nei follicoli dei capelli e nelle ghiandole surrenali tramite l’enzima 5-a-reduttasi con riduzione del doppio legame tra il 4° e il 5° atomo di carbonio.
Tale complesso meccanismo consente a svariati tessuti target periferici, cute e annessi inclusi, di regolare in modo autonomo la produzione di estrogeni o di androgeni a partire da substrati di origine surrenalica, principalmente dal deidroepiandrosterone (vedi Figura 1 e Tabella 1)8,9.
Gli ormoni androgeni sono tipicamente maschili, ma sono presenti in concentrazioni inferiori anche nel sesso femminile. Gli ormoni sessuali, in particolare gli androgeni e il loro rapporto quantitativo con gli estrogeni, influenzano fortemente molti processi, a livello di cute e annessi, e meccanismi fisiologici, che possono a loro volta essere il punto di partenza di processi patologici: l’eccessiva crescita dei peli, l’insorgenza dell’acne, l’iper-seborrea, l’eccessiva sudorazione apocrina, ecc.
Per ognuna delle condizioni identificate è possibile riconoscere quali sono e dove possono arrivare gli ambiti di intervento cosmetico.
Predisposizione all’acne giovanile
L’acne è una dermatosi infiammatoria del follicolo pilosebaceo e del tessuto peri-follicolare, che si localizza soprattutto al volto e al torace. Caratterizzata dalla presenza contemporanea o in fasi successive di comedoni, papule, pustole o cisti (con esiti talvolta cicatriziali), ha un decorso cronico e frequenti riacutizzazioni. Nel 50-60% dei casi compare prevalentemente nell’adolescenza (intorno ai 18 anni nel 35% nel sesso maschile e nel 40% nel sesso femminile); uno studio condotto nel 1977 tra 6000 medici ha fatto emergere che per 13,5% di loro l’acne è un ‘evento fisiologico’, mentre il 72% la considera una ‘malattia reale da curare’ (http://www.acne.it/comune.html). Naturalmente l’entità delle lesioni acneiche e dunque la gravità del manifestarsi dell’acne fa la differenza, ma ancora oggi troppo spesso le preoccupazioni degli adolescenti per gli inestetismi che può provocare cadono nell’indifferenza.
L’immagine del sé, invece, proprio in questo periodo della vita ricerca conferme e rifiuta fallimenti, determinando, quando queste richieste di aiuto non vengono ascoltate o sottovalutate, ansia, depressione, irritabilità e problemi di relazione e sociali.
Seppur ancora oggi le cause dell’acne non siano del tutto chiare, è evidente invece che gli ormoni sessuali svolgono un’azione di primo piano nella sua eziologia.
Nelle cellule delle ghiandole sebacee l’ormone rilevante è il diidrotestosterone che, grazie all’interazione con recettori intracellulari, consente un’accelerazione del ritmo mitotico, conducendo quindi a un aumento della produzione di sebo. Inoltre l’attività delle cellule sebacee è legata, oltre che alla distribuzione dell’enzima 5-a-reduttasi e all’azione degli ormoni androgeni, anche a fattori costituzionali ed ereditari.
L’aumento della secrezione sebacea può determinare l’insorgenza di manifestazioni patologiche come l’acne, ma non ne costituisce l’unica causa (si assiste spesso al manifestarsi di seborrea senza l’insorgenza di acne).
Lo sviluppo dall’iperproduzione sebacea all’acne avviene quando nei follicoli sebacei (caratterizzati da una ghiandola sebacea voluminosa e da un pelo molto sottile), si determina un’ipercheratosi della porzione infrainfundibulare del follicolo pilifero. Tale prima manifestazione, determinata probabilmente da una condizione infiammatoria delle cellule cheratiniche della stessa porzione del follicolo, causa la formazione di un ‘tappo corneo’ che blocca la fuoriuscita del sebo. Questa ostruzione dell’infundibulo condurrà al ‘microcomedone’, una lesione pre-acneica che provoca un sempre maggiore accumulo di sebo e detriti cellulari. Contemporaneamente questa condizione facilita l’instaurarsi di un ambiente molto favorevole alla crescita di batteri, in particolare il Propionibacterium acnes (un batterio Gram-positivo anaerobio che si sviluppa preferenzialmente su substrato lipidico). A questo punto si originano due possibili successivi percorsi: può formarsi il ‘comedone aperto’ (comunemente noto come ‘punto nero’) oppure la ‘pustola’, vera e propria lesione acneica (comunemente nota come ‘brufolo’). Nel primo caso, il comedone aperto, continuando ad aumentare di volume, dilata progressivamente l’ostio follicolare, esponendo la massa di sebo, detriti cellulari e melanina ad ossidazione e conferendo alla lesione un colore scuro. Nel secondo caso, quando l’aumento del volume di sebo dilata invece il canale follicolare, ne provoca la lacerazione delle pareti con conseguente liberazione del contenuto nel tessuto dermico. È in questa fase che si determina un intenso e generalizzato fenomeno infiammatorio. Da questo momento in poi tendono a formarsi tutte le altre lesioni che caratterizzano l’acne, come le papule e nei casi più gravi noduli e cisti (vedi Figura 2).
Sia l’entità sia la durata dei processi infiammatori determinano la gravità più o meno acuta dell’acne. Quando la persistenza e la confluenza delle lesioni più banali comportano lesioni più gravi, come noduli e cisti, al termine del processo infiammatorio possono facilmente comparire inestetici e permanenti esiti cicatriziali che determinano un imponente problema relazionale10,11.
Prima di arrivare all’instaurarsi dell’acne, è sicuramente auspicabile provvedere a una corretta prevenzione della sua insorgenza e, spesso, una corretta igiene cosmetologica può aiutare a ridurre quei meccanismi che portano al peggioramento delle condizioni cutanee.
Qualora, nonostante tutti i tentativi, l’adolescente si avvii inesorabilmente verso l’insorgenza di questa patologia, è assolutamente fondamentale riconoscere, oltre al suo disagio, la fase nella quale l’acne, da lieve inestetismo con seborrea e qualche comedone aperto, sta per entrare nel contesto delle lesioni pustolose. In questo momento il dermatologo può e deve intervenire efficacemente per evitare l’insorgenza di tutti quegli eventi ‘a cascata’ che porteranno alla franca patologia acneica.
Connessioni in ambito cosmetologico
Nell’acne la detersione rappresenta, oltre all’atto igienico fondamentale e imprescindibile, un completamento dell’azione terapeutica.
Prevede come prerogative principali le seguenti azioni:
- attività antibatterica,
- azione acidificante,
- azione detergente efficace ma non aggressiva, ma deve provvedere alla comedolisi, all’idratazione, a contrastare l’eccessiva untuosità cutanea (sebo-normalizzante).
L’attività antibatterica è affidata a principi attivi ad ampio spettro quali la clorexidina, il climbazolo, l’acido undecilenico, il triclosan, il cetrimonio bromuro e molti altri.
L’attività acidificante è propria dei Synthetic detergent (Syndet) che per loro natura possono essere acidificati ad hoc grazie alla presenza di sostanze acidificanti (acido lattico, citrico, ecc.)
L’attività detergente non aggressiva è tipica dei tensioattivi anfoteri (come le betaine), ma la tollerabilità varia in base al formulato.
L’attività comedolitica è svolta principalmente da cosmetici che veicolano adeguatamente ingredienti ad azione cheratolitica/cheratomodulante, come l’acido salicilico o i più blandi a-idrossiacidi. Sono molte le sostanze funzionali ammesse all’uso cosmetico con tale funzionalità e tra queste vanno annoverate anche le esfolianti meccaniche ad azione delicata, che sono ‘pulitori abrasivi’ (ovvero scrub meccanici che rimuovono le cellule morte dalla superficie della pelle). Devono essere formulati specificatamente per la pelle tendente all’acne, non devono essere aggressivi, possono essere utili quando la condizione da trattare è così lieve da non richiedere ancora alcun intervento farmacologico, sono da evitare invece quando l’acne richiede un trattamento specifico oppure è in fase infiammatoria.
Si presenta di fondamentale importanza, anche per la detersione in caso di pelle predisposta all’insorgenza dell’acne, il corretto apporto di idratazione.
Per il trattamento cosmetico, è corretto parlare di azione sebo-normalizzante ed opacizzante attraverso l’utilizzo di varie sostanze funzionali, con le quali si tenta di modificare il vero e proprio ritmo di secrezione sebacea (modulazione della produzione di DHT), come ad esempio con l’estratto di Serenoa repens, di Cucurbita pepo, fitosteroli (es. beta-sitosterolo, sigmasterolo), acido azelaico, sali di zinco, amminoacidi solforati (cistina, metionina, biotina).
È inoltre molto importante ‘adsorbire’ il sebo rendendolo meno fluido e perciò limitando l’antiestetico aspetto untuoso della pelle; i principi funzionali più comuni sono sostanze quali il caolino, la bentonite o altri pigmenti minerali quali gli ossidi di zinco e titanio.
A una semplice ricerca di funzione cosmetica, attraverso la banca dati on-line degli ingredienti cosmetici della Commissione Europea (CosIng: Cosmetics Ingredients), alla voce «antiseborrhoeic» sono presenti ben 35 sostanze funzionali (vedi Tabella 2), tutte ammesse all’uso cosmetico e specificatamente individuate per questa attività.
Obiettivo della prescrizione cosmetica in caso di pelle predisposta all’insorgenza dell’acne è anche la riduzione degli effetti collaterali della terapia medica. Benzoil-perossido, retinoidi topici e sistemici, ma anche sostanze di per sé ben tollerate, ma veicolate con mezzi quali gli alcoli o i glicoli, possono indurre irritazioni cutanee. Per questo si ricorre al cosmetico che deve ripristinare l’alterata funzione di barriera epidermica e al tempo stesso determinare un’azione lenitiva e coadiuvante antinfiammatoria, senza incorrere negli effetti collaterali dell’eventuale utilizzo di farmaci antinfiammatori steroidei e non. Tra le sostanze che possiedono questa azione a uso cosmetico, oltre a molti altri derivati vegetali, si identificano l’acido 18-b glicirretico veicolato in varie forme, l’a-bisabololo, il furalglucitolo, il coenzima Q10, i polifenoli di derivazione vegetale e molte altre sostanze, come ad esempio le acque termali.
Un altro fondamentale ruolo del cosmetico, soprattutto nella stagione estiva, è la protezione solare.
Il più importante obiettivo rimane il ripristino della funzione barriera dell’epidermide (già di per sé all’ottenimento di una migliore idratazione, migliorano le caratteristiche estetiche della pelle) affidato all’uso di sostanze che mimano i lipidi intercellulari epidermici (ceramidi), trigliceridi, oli e burri vegetali (come l’olio di Jojoba) che nell’epidermide svolgono un ruolo specifico (acidi grassi insaturi), in molti casi senza interagire negativamente con un aumento dell’untuosità cutanea. Altre sostanze come i fattori naturali di idratazione (NMF, Natural Moisturizing Factor) e gli a-idrossiacidi si aggiungono alle precedenti e trovano spesso un contemporaneo impiego in uno stesso prodotto per poter raggiungere più scopi11-13.
Iperseborrea
Come già accennato, la normale o eccessiva produzione delle ghiandole sebacee non è sempre correlata all’insorgenza dell’acne. La secrezione sebacea è fisiologica e necessaria al benessere della cute. Senza sebo, che diventa alla pubertà il componente primario del film idrolipidico fino ad allora ‘compensato’ nella fase grassa dai soli lipidi epidermici, si determinerebbe uno ‘sfaldamento’ della pelle, perdendo in tal modo le sue proprietà di barriera.
Le ghiandole sebacee producono abbondantemente sebo durante la vita fetale (vernice caseosa del feto). Sono attive solo nei primi mesi di vita e passano poi in una fase di relativa quiescenza fino ai 9-10 anni di età per riattivarsi all’adrenarca.
Ritrovano poi piena attività alla pubertà e possono essere proprio in questo periodo una tra le cause dell’acne polimorfa giovanile.
La seborrea, o meglio l’iperseborrea, viene comunemente definita come l’eccessiva produzione di sebo, conseguenza dell’alterazione dei meccanismi che presiedono alla regolazione dell’attività delle ghiandole sebacee. Queste sono localizzate su tutta la superficie cutanea, con l’eccezione dei palmi delle mani e delle piante dei piedi.
Le ghiandole non hanno distribuzione omogenea, ma sono molto più abbondanti e produttive in aree cutanee particolari, come quelle del viso e del cuoio capelluto. In alcune zone la loro densità è molto alta, in altre regioni corporee invece, come per l’avambraccio o la superficie estensoria della gamba, sono invece scarsamente rappresentate. Sono di tipo alveolare composte, ovvero formate da grappoli di acini, a secrezione olocrina per cui l’intera cellula concorre alla secrezione: il secreto (il sebo) si accumula nella cellula che poi degenerando costituisce essa stessa parte del secreto stesso.
Queste ghiandole sono generalmente associate a un follicolo pilifero, andando a formare la cosiddetta ‘unità pilosebacea’. Tuttavia in alcune aree cutanee aprono direttamente il loro dotto alla superficie esterna (come nel caso delle ghiandole sudoripare eccrine). In questi casi, come ad esempio nel labbro superiore e nelle ali del naso, le ghiandole sebacee assumono dimensioni più grandi e producono una maggiore quantità di sebo. La secrezione sebacea è continua e regolata dagli stessi meccanismi già sopra riportati11,14.
Il più importante fattore regolatore sulla secrezione di sebo è pertanto la concentrazione degli ormoni androgeni, oltre naturalmente ai ‘soliti’ parametri di predisposizione genetica e diversità tra razze. La ‘pelle grassa’ spesso infatti è un problema diffuso tra membri della stessa famiglia.
Il sebo entra prepotentemente nella costituzione del film idrolipidico, importante barriera di protezione e primo vero strato della pelle, a protezione dagli agenti esterni, a controllo del valore del pH fisiologico cutaneo e con il ruolo di “plasticizzante” dell’epidermide15-17.
La sua composizione varia al modificarsi di molteplici parametri, ma in linea di massima la composizione del sebo può essere individuata come segue:
- trigliceridi e acidi grassi liberi (57,6%),
- cere (26%),
- squalene e paraffina (12%),
- colesterolo (4%),
- detriti cellulari.
Connessioni in ambito cosmetologico
Un eccesso di sebo (iperseborrea) può determinare un aspetto lucido e oleoso della superficie cutanea oppure, come già descritto, concorrere all’insorgenza di comedoni aperti. Sul cuoio capelluto questa condizione determina non solo ‘oleosità’ della superficie cutanea ma anche del fusto dei capelli.
Le parole d’ordine in caso di iperseborrea cutanea sono: detersione, opacizzazione, sebo-normalizzazione. Anche il detergente, meglio se in forma cosmetica gel o comunque emulsione O/A, può iniziare a provvedere alle tre azioni, tra le quali la più importante rimane la rimozione dell’eccesso di untuosità. Successivamente il trattamento dovrà provvedere a prevenire la formazione dell’abbondante secrezione di sebo attraverso l’uso di emulsioni evanescenti O/A o gel e sieri ad azione idratante e sebo-normalizzante (vedi Tabella 2). Inoltre non meno importante è l’azione opacizzante (‘mat’) resa possibile essenzialmente da sostanze in grado di adsorbire il sebo in eccesso, come è il caso di numerosi polveri più o meno micronizzate e pigmenti minerali. Questa azione è resa possibile anche dall’uso del make-up. Finito il tempo dei ‘pastoni’, dalle prerogative (reali o supposte) ‘dannose’ nei confronti della pelle grassa e tendenti all’acne, oggi la cosmetica moderna ha messo a punto prodotti da trucco ben più funzionali di un tempo. Fondotinta, mousse, BB (Blemish Balm o Beauty Balm), CC (Color Corrector) Cream, ciprie e polveri e comunque tutti quei prodotti connotati da una progettazione specifica per sebo-normalizzare ed opacizzare (oltre che idratare, proteggere e svolgere altre importanti funzioni per la fisiologia della pelle) sono una risorsa cosmetica irrinunciabile per ridurre gli effetti della seborrea e per aiutare a minimizzarne gli inestetismi.
Anche i “capelli grassi”, che si manifestano frequentemente nei soggetti che presentano seborrea cutanea, necessitano di particolare attenzione. Shampoo e balsamo per capelli grassi, oltre ai trattamenti intensivi come maschere e lozioni, aiutano a limitare la produzione oltre che la distribuzione del sebo in eccesso. Più facilmente, in presenza di capelli grassi, possono associarsi altre alterazioni del cuoio capelluto quali la forfora, la dermatite seborroica, l’alopecia androgenetica.
Dermatite seborroica
La dermatite seborroica è una dermatite eczematosa a decorso cronico-recidivante molto comune (diffusa tra gli adolescenti con un incidenza del 3-5%) e caratterizzata dalla presenza di squame giallastre e untuose che si associano a eritema del cuoio capelluto, a piccole formazioni crostose e a volte a prurito. Si localizza nelle aree cutanee ricche di ghiandole sebacee e quindi anche al volto18.
La ricerca delle cause d’origine è spesso messa in discussione, perché ancora incerta. Molti sono gli elementi possibili o i fattori ritenuti che concorrono alla sua comparsa. Tra le possibili cause si riconoscono:
- fattori biochimici: un deficit enzimatico fa trasformare gli acidi grassi saturi in insaturi alterando il metabolismo del sebo;
- fattori “microbici”: batteri e lieviti (in particolare il Pityrosporum orbicolare o Malassezia furfur) irritano ed infiammano la cute;
- fattori psico-neurologici: stress, stanchezza, associazione con patologie neurologiche;
- altri fattori: predisposizione genetica, varia-
zioni ormonali, fattori climatico-ambientali, altre patologie.
Connessioni in ambito cosmetologico
I prodotti cosmetici possono coadiuvare il trattamento della dermatite seborroica attraverso l’uso di sostanze che aiutino a controllare la proliferazione del Pityrosporum orbicolare, ad azione decongestionante, lievemente cheratomodulanti/idratanti e, ultimo non in importanza, ad azione detergente delicata e possibilmente ‘per affinità’.
In ogni caso, al manifestarsi dei primi segni clinici della dermatite seborroica, è comunque consigliabile un controllo dermatologico per la diagnosi e per l’eventuale prescrizione medica delle necessarie terapie farmacologiche topiche e/o sistemiche11.
Cambiamento dell’odore corporeo e iperidrosi
Originariamente i nostri antenati non si deodoravano né si profumavano perché non era socialmente utile; piuttosto gli ‘odori’ corporei naturali assolvevano a molteplici funzioni quali quella di comunicazione, riconoscimento, delimitazione del territorio, richiamo sessuale. Poi l’evoluzione, il grado di sviluppo, la tecnologia, il passare dei secoli hanno determinato la quasi scomparsa dei naturali odori corporei al posto dei quali, come necessari messaggeri di comunicazione e regolatori dei rapporti sociali sono comparsi i ‘profumi’.
Tralasciando l’ormai annosa polemica sui feromoni (esistono o meno nell’uomo?), va ricordato che la secrezione sudorale è il risultato dell’attività delle ghiandole sudoripare eccrine e apocrine, oltre che delle ghiandole sebacee. Mentre le ghiandole eccrine sono sempre attive, quelle apocrine si attivano nel momento della pubertà. Sono molto importanti nel caratterizzare dal punto di vista organolettico il sudore individuale, tant’è che sono localizzate (non a caso) a livello di ascelle, areola mammaria, aree genitali.
A differenza delle ghiandole eccrine, il loro dotto si apre nel canale pilosebaceo, subito al di sopra del punto di ingresso del dotto della ghiandola sebacea e sono a secrezione apocrina (ovvero il cui secreto si accumula nella parte distale della cellula e poi viene riversato all’esterno in un atto unico).
La secrezione sudorale non appena prodotta e riversata è quasi del tutto inodore. Come noto, solo a seguito dell’azione della flora batterica cutanea residente sul substrato sudore eccrino/apocrino-sebo si produce l’odore caratteristico. Tali batteri presenti sulla superficie cutanea attivano enzimi (lipasi ed esterasi) in grado di ‘digerire’ le componenti del sudore eccrino e apocrino dando luogo alla produzione di particolari composti denominati acidi grassi liberi, i veri responsabili del caratteristico odore individuale (body odor).
I batteri responsabili sono saprofiti (abitualmente residenti) presenti sulla superficie cutanea dei soggetti sani e la densità della flora saprofitica può raggiungere i sei/sette milioni per cm². Ovviamente l’alta densità di presenza batterica è facilitata nelle zone caldo-umide della superficie cutanea (ancor di più in ambiente caldo-umido e pH tendente all’alcalinità), come le pieghe cutanee in generale, gli spazi interdigitali, i cavi ascellari. Oltre alla temperatura sempre costante intorno ai 37°C e a un pH elevato, le ascelle presentano grossi peli terminali che favoriscono la diffusione del sudore, l’attecchimento dei batteri e l’aumento della popolazione stessa, che origina quindi una massiccia scomposizione delle sostanze organiche presenti.
Il sudore apocrino si decompone più facilmente ed è la causa principale degli odori corporei considerati ‘sgradevoli’19,20.
Nella genesi dell’odore sudorale sono più direttamente coinvolti i batteri corineformi (difteroidi lipofili) e i micrococchi (Staphylococcus epidermidis). Questi batteri determinano la formazione di due classi di prodotti odorosi:
- acidi grassi saturi a catena corta (C5-C10) (quali gli acidi caprilico, caproico, caprico, isovalerico e butirrico),
- steroidi androgeni.
In seguito si determina la formazione di altre sostanze volatili odorose quali mercaptani, amine, indoli, ecc.
Se predominano i batteri corineformi, si sviluppa un odore “acre-muschiato” a partire dagli steroidi (androstenedione e androstenolo), se invece prevalgono i micrococchi si sviluppa odore di nota “caprina” a partire dagli acidi grassi di origine sebacea o apocrina.
Il meccanismo della sudorazione è un fenomeno normale, naturale e necessario e soprattutto svolge svariate funzioni in particolare per la regolazione della temperatura corporea (vedi Tabella 3).
Ma proprio alla pubertà il cambiamento del ‘body odor’ è in alcuni casi ‘stupefacente’ e in questo periodo della vita che è necessario imparare a controllare le note ‘maleodoranti’ della pelle.
Alcuni disordini cutanei sono legati a disfunzione delle ghiandole sudoripare: iperidrosi (un’eccessiva sudorazione, soprattutto legata alle ghiandole eccrine), bromidrosi (secrezione di sudore associata a un intenso e sgradevole odore), anidrosi e oligoidrosi (assente o scarsa sudorazione, soprattutto legata alle ghiandole eccrine), cromidrosi (colorazione anomala del sudore)21.
In questi casi è necessario sottoporsi a un adeguato controllo dermatologico.
Connessioni in ambito cosmetologico
Il capitolo della deodorazione è ampio e complesso. Va qui riportata la complessità della scelta del prodotto deodorante ideale per soddisfare le esigenze individuali. In tutti i casi le parole d’ordine sono: eliminare/ridurre il cattivo odore senza alterare i delicati equilibri fisiologici alla base dei normali processi cutanei e della salute della pelle.
Prima di tutto i diversi formulati, possono presentarsi sotto varie forme cosmetiche:
- stick,
- roll-on (sfera o biglia),
- bombole spray con propellente,
- soluzioni vaporizzabili senza propellenti,
- gel,
- crema lavabile e resistente al sudore,
- pasta grassa anidra,
- polvere,
- microemulsione.
Ogni forma cosmetica presenta vantaggi e svantaggi. Ad esempio: gli aerosol con propellenti sono gradevoli, si distribuiscono bene, ma possono alterare il microambiente ascellare e soprattutto possono comportare inalazione del deodorante; di contro quelli senza propellenti, sebbene siano potenzialmente meno irritanti, possono distribuirsi meno uniformemente e tendono a lasciare più residui sui tessuti; i deodoranti in stick sono molto pratici, possono però alterare il microambiente ascellare (stearati) e a volte dimostrano minore efficacia; i roll-on, caratterizzati dalla biglia che scorre sulla cute sono in genere poco aggressivi, ma si inquinano facilmente; le creme e le emulsioni sono le formulazioni meno aggressive e meglio distribuibili sulla zona da deodorare, sono più eudermici, ma tendono a ‘impastarsi’ e a lasciare residui sui tessuti.
Ma la vera differenza nella scelta tra un deodorante e l’altro non è da riscontrarsi tanto nella forma cosmetica, quanto nel suo meccanismo di azione. I deodoranti infatti possono svolgere il loro ruolo con diverse modalità22,23.
Antisudorali e anti-traspiranti (sali di alluminio, zinco, etc.): non agiscono sul meccanismo di formazione dell’odore ma sull’attività escretrice delle ghiandole sudoripare, riducendola fino al 50%; operano attraverso una blanda azione irritante che provoca un rigonfiamento delle cellule dei dotti di escrezione sudorale riducendo il lume stesso del dotto e quindi l’escrezione del sudore (parziale e temporanea obliterazione); il meccanismo d’azione di queste sostanze (specie l’alluminio cloruro) è determinato dalla reazione di idrolisi acida che deriva dalla presenza di microscopiche gocce di sudore (99% di acqua); l’alluminio cloruro in presenza di acqua libera stechiometriche quantità di acido cloridrico, che determina a sua volta una blanda irritazione dei dotti provocandone la parziale chiusura; nei casi di sudorazione eccessiva, sono sicuramente i più efficaci; se mal formulati, nell’uso continuato possono provocare idrosadenite a causa dell’eccessiva occlusione che i sali determinano, precipitando all’interno del dotto ghiandolare; in passato sono stati sotto accusa per l’ipotetico rischio di essere irritanti, allergizzanti e per la loro presunta tossicità sistemica (che peraltro non è stata sufficientemente argomentata e mai dimostrata).
Batteriostatici (triclosan, triclorocarban, clorexidina, ecc.): devono avere attività inibitrice più pronunciata sui ceppi Gram+ e devono essere utilizzati in concentrazioni tali da essere batteriostatici e non battericidi; in questo modo si riduce la crescita dei microrganismi cutanei senza però eliminarli del tutto (per non modificare l’equilibrio fisiologico cutaneo); si evita così di squilibrare eccessivamente la flora batterica con le inevitabili conseguenze negative; questi prodotti limitano il proliferare della flora batterica cutanea responsabile della degradazione enzimatica, inserendosi in tal modo nel processo di formazione dei prodotti responsabili dell’odore del sudore per mantenerlo il più possibile a livelli non percepibili; vista l’azione meno radicale è necessario accompagnarli nel formulato a sostanze con attività ‘coprente l’odore’ per completare l’efficacia deodorante.
Adsorbenti (derivati dello zinco come ossidi di zinco, zinco ricinoleato e glicinato, ossidi di magnesio, calcio, ecc.): la funzione di queste sostanze è di ‘adsorbire’, come le polveri aspersorie, gli eccessi di umidità e i derivati maleodoranti frutto della degradazione enzimatica; in tal modo viene impedita la loro liberazione nell’ambiente; talvolta profumano delicatamente la zona trattata, non interferiscono sulla traspirazione e non modificano la flora microbica; sono sostanze ben tollerate ma dotate di attività non completa e poco modulabile; per questo motivo non sono utilizzate da sole ma vengono inserite nei formulati dei deodoranti con altre sostanze attive.
Sostanze ad azione antienzimatica batterica (trietilcitrato - triestere etilico dell’acido citrico, glucarolattone): bloccano l’attività degli enzimi utilizzati dai batteri per degradare le componenti del sudore causando la formazione degli odori sgradevoli; dal trietilcitrato, per l’azione degli stessi enzimi che provocano la formazione di sostanze odorose, si libera acido citrico che, abbassando il pH cutaneo, sfavorisce la crescita dei batteri; le sostanze ad azione antienzimatica batterica vengono generalmente utilizzate insieme a sostanze antiossidanti per ridurre l’ossigeno atmosferico prima che ossidi le sostanze volatili prodotte dai batteri; la moderna cosmetologia utilizza sempre più spesso questa categoria di sostanze, poiché rispettano la fisiologia cutanea.
Sostanze odorose o coprenti o profumanti: i profumi possiedono una certa azione deodorante quando gli agenti attivi sono oli essenziali (lavanda, limone, sandalo, citronella, ecc.) in grado di esercitare azione batteriostatica e di modificare gradevolmente l’odore corporeo; nel caso invece si tratti di profumazioni sintetiche, l’effetto più che deodorante può essere definito ‘coprente’; se la zona ascellare non è stata detersa, l’applicazione di profumi può, a contatto con il sudore maleodorante, formare miscugli assai più sgradevoli e il cattivo odore essere amplificato anche a notevole distanza; i profumi mascherano gli odori, ma la loro efficacia è limitata (massimo 5 ore); hanno una azione coprente complementare all’azione di altre sostanze attive deodoranti; il loro impiego deve essere ben ponderato così come i loro costituenti, per evitare i noti rischi di sviluppare dermatiti allergiche da contatto.
Nel caso della deodorazione dell’adolescente, nonostante il cambiamento dell’odore sia consistente, è bene consigliare di iniziare con l’uso di prodotti semplici e ben tollerati, come ad esempio potrebbe essere il caso di uno stick o di un’emulsione a modalità batteriostatica o antienzimatica.
Consigli all’approccio dell’adolescente dal punto di vista cosmetologico in farmacia
Non è facile approcciare in breve tempo a tutte le novità sull’aspetto con cui l’adolescente si trova a fare i conti. Ma in ‘pillole’ è possibile aiutare il ragazzo in crescita a risolvere numerose questioni che per gli adulti sono ovvie e banali, mentre per l’adolescente sono ignote ed insormontabili.
Igiene cosmetologica “di base”
Detersione
I giovani ragazzi prima di tutto devono imparare a ‘lavarsi’. Fino a quel momento la pulizia personale è stata demandata alle figure genitoriali e l’impatto alla necessaria autonomia è spesso mal accettata.
Innanzi tutto l’adolescente deve capire che non tutte le aree corporee sono uguali. Alcune necessitano di una maggiore attenzione (come l’area peri-anogenitale) e di prodotti specifici per le caratteristiche di zona.
La detersione svolge un ruolo ineguagliabile nell’efficacia nel prevenire infezioni e altre malattie della pelle e rappresenta un insostituibile atto di piacere e rispetto per sé e per gli altri.
Compito della detersione è di rimuovere dalle superfici del nostro corpo (pelle, pseudomucose, mucose) il cosiddetto ‘sporco’: lo sporco esogeno, derivante dall’ambiente circostante e lo sporco endogeno, detriti e secrezione cutanee. In entrambi i casi questo rappresenta una ‘fase grassa’ che si deposita sul e nel film idrolipidico. La detersione quindi rimuove obbligatoriamente anche parte della prima barriera protettiva della pelle. La detersione ideale dunque dovrebbe rimuovere efficacemente lo sporco e contempora-neamente rispettare il film idrolipidico di protezione. Non è un controsenso in termini perché la moderna cosmesi ha reso possibile questo connubio, attraverso l’offerta di una moltitudini di prodotti atti allo scopo (vedi Tabella 4).
Alcune aree, dalla pubertà, devono essere deterse anche più volte al giorno (ascelle, intime, piedi). Durante i periodi caldi questa frequenza va aumentata?
Alle ragazze va ricordato che: “se ti trucchi, ti strucchi’. Sembra una banalità ma una percentuale molto alta di individui non associa i due concetti.
Un altro momento difficile per gli adolescenti è il comportamento circa la detersione del cavo orale. Andrebbe dunque risvegliato il concetto della connessione tra l’insorgenza della carie, della placca batterica o di altre problematiche dei denti e delle gengive e la corretta igiene orale.
Deodorazione
I cavi ascellari (ma anche altre zone, come le piante dei piedi) quasi sempre necessitano di deodorazione. Anche i tessuti che sono a contatto con queste aree, possono fare la differenza. L’abbigliamento, meglio se in fibra naturale (cotone, lino, seta, lana), non deve essere costrittivo. Le fibre sintetiche ostacolano la traspirazione, macerano la pelle e possono scatenare allergie in soggetti con pelle sensibile. Bisogna fare attenzione ai tessuti troppo colorati, poiché possono stingere a contatto col deodorante, determinare danni e macchiare la pelle.
La depilazione dei cavi ascellari contribuisce a una più rapida evaporazione del sudore, a diminuire la carica batterica e a evitarne il ristagno. È bene radersi nelle ore serali ed attendere almeno 6 ore prima di usare il deodorante. Questo deve essere applicato dopo il lavaggio e su pelle asciutta. L’applicazione del deodorante non dovrebbe essere fatta prima dell’esposizione solare per evitare eventuali reazioni di fotosensibilizzazione, non sempre prevedibili.
Per non incorrere in errore, bisogna evitarne un uso eccessivo. Il deodorante, infatti è comunque un ‘elemento’ che si inserisce nel delicato equilibrio cutaneo; inoltre per questa categoria di cosmetico il rischio di effetti indesiderati è alto (arrossamenti, fenomeni allergici locali, infiammazione delle ghiandole sudoripare ascellari).
Miti e realtà sull’acne
- Un’alimentazione tra cioccolato o cibi grassi e conditi può causare l’acne? Da un lato non c’è una connessione diretta, ma dall’altro un’alimentazione troppo ricca in lipidi determina quelle condizioni che arricchiscono il metabolismo generale dell’organismo. Pur avendo l’alimentazione scarsa influenza sull’insorgenza dell’acne, a lungo andare il sebo di un soggetto che si alimenta con cibi troppo grassi sarà diverso.
- Il sole migliora l’acne? Il 60% dei soggetti migliora in estate, il 20% peggiora. L’azione batteriostatica della radiazione solare (ma anche l’acqua di mare) può aiutare il controllo della flora microbica cutanea, ma l’infiammazione che al tempo stesso ne deriva è di gran lunga più dannosa per la pelle.?
- Lo stress favorisce l’acne? Sì, questa affezione cutanea, così come molte altre, risente negativamente degli stati di ansia, stress, nervosismo, stanchezza.?
contraccettivi orali migliorano le forme acneiche? Sì, nei casi di acne conclamata il dermatologo ricorre a questo tipo di terapia farmacologica.
‘punti neri’ devono il loro colore a un accumulo di sporco? No, il colore scuro è determinato da accumuli di pigmenti, melanina e detriti batterici e loro relativa ossidazione.
- Rimuovere i comedoni aperti (punti neri) e i brufoli (comedoni chiusi) manualmente serve ad eliminarli più velocemente? Sussiste il rischio di diffondere, con la rottura della parete del dotto, il materiale infiammatorio nel tessuto circostante, peggiorando ulteriormente la situazione e predisponendo alla comparsa di successivi esiti cicatriziali.
Conclusioni
Un aspetto spesso dimenticato, ma che invece rappresenta una parte fondamentale del consiglio cosmetologico, è la spiegazione delle indicazioni e delle modalità d’uso dei prodotti acquistati. Soffermarsi sul quando utilizzarli, dove, come e perché, rappresenta un passaggio essenziale per non incorrere nei molto frequenti usi ‘non ragionevolmente prevedibili’. Nel caso del consiglio all’adolescente, inesperto e timido, questo aspetto è ancora più accentuato ed illustrare bene come utilizzare un prodotto cosmetico è una pratica molto utile per una possibile fidelizzazione.
In questo periodo spesso il genitore è ancora il tramite di collegamento al momento dell’acquisto, sia che il padre o la madre si presentino sul punto vendita da soli, sia quando in compagnia dei propri figli. In entrambi i casi è utile focalizzare il consiglio su come prendersi cura dell’immagine di sé, in questo caso ancora in via di sviluppo e alla ricerca di nuove soluzioni per nuovi problemi. Naturalmente l’approccio al consiglio deve tenere conto della tipologia di cliente, che sia l’adolescente o uno dei due genitori.
Per un operatore professionista, proporzionare le proprie considerazioni alle silenziose necessità dei ragazzi è una buona strategia, ma è anche importante dare il giusto peso alla propria professionalità.
Il Regolamento cosmetico 1223/2009 mette in chiaro una volta per tutte quanto la sicurezza del consumatore sia fondamentale, sottolineando l’importanza già in fase di progettazione di valutare i diversi bisogni delle diverse età dell’utilizzatore finale (bambino, adolescente, anziano, ecc.). Viene inoltre ribadita l’esigenza della corretta comunicazione, sia in termini di tecnicità sia di tipo di linguaggio, circa le informazioni sul prodotto cosmetico finito. Oltre all’etichettatura quindi tutto il resto del materiale informativo (folder, brochure, schede, ecc., comunicazione pubblicitaria?) deve essere chiaro e trasparente.
Particolare attenzione infine dovrebbe essere dedicata alla spiegazione del confine tra fisiologia e patologia cutanea e, quando necessario, al facilitare il contatto con la classe dermatologica.
Con il suo avvento repentino e inaspettato, l’adolescenza presenta all’individuo problemi sfumati tra l’area psicologica, affettiva, sociale, comportamentale. È una fase critica perché caratterizzata da grandi conflitti interiori nei quali vengono coinvolti soprattutto i genitori e il volersene affrancare. È auspicabile quindi che questi ultimi si impegnino a stare accanto ai propri figli, offrendo loro affetto, conforto, complicità, informazione e una ‘guida’ per le regole da osservare.
Altrettanto fondamentali sono altre figure (tipo caregiver, adulto non parente che si prende cura), complementari, di supporto educazionale, che riescano oggettivamente e lontano dalla sfera affettiva a chiarire dubbi e le lacune dell’adolescente, anche in senso cosmetologico.
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